Si avvia verso la conclusione il processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa a Terno d’Isola nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024. Nell’udienza di oggi, mercoledì 25 febbraio, davanti alla Corte d’Assise, il Pubblico Ministero Emanuele Marchisio non ha fatto sconti, chiedendo la condanna all’ergastolo per Moussa Sangare. L’accusa contesta tre aggravanti pesantissime: premeditazione, minorata difesa e futili motivi. Parole dure quelle usate dal Pm, che ha descritto il delitto come «orripilante» e l’imputato come «un narciso impenitente, che decide di sacrificare una vita umana per soddisfare il proprio ego».
La battaglia sui tempi e sul DNA
L’udienza è stata segnata dal braccio di ferro tra accusa e difesa. L’avvocatessa di Sangare, Tiziana Bacicca, ha depositato una memoria difensiva di 34 pagine chiedendo l’assoluzione, sostenendo che i tempi dell’aggressione non coincidono con le riprese delle telecamere e la chiamata al 118, e sottolineando l’assenza di tracce della vittima sugli abiti dell’imputato ripescati dall’Adda.
Secca la replica del Pm Marchisio, che ha smontato la tesi difensiva definendola basata su motivazioni «singolari». Per l’accusa, l’aggressione è stata «rapidissima»: Sharon è stata colpita prima mentre era in bici e poi mentre tentava la fuga. «Le telecamere dimostrano che a quell’ora non c’è nessuno che scappa a 33 km/h, c’è solo Sangare», ha tuonato il Pm, ribadendo che il DNA della vittima sulla bici dell’imputato è una prova schiacciante, esclusa ogni contaminazione.
Il dolore della famiglia
In aula, come sempre, presenti i familiari di Sharon e il compagno Sergio Ruocco. A prendere la parola è stato anche il loro legale, l’avvocato Luigi Scudieri, che ha chiesto alla Corte una «decisione faticosa ma non complicata» per rendere giustizia a chi soffre e chiudere questo doloroso capitolo. Ora si attende solo la camera di consiglio per la sentenza definitiva.








