Ci sono giornate in cui indossare la divisa giallo-blu significa fronteggiare in silenzio le piccole e grandi emergenze del proprio paese. E poi ci sono occasioni, rare e preziose, in cui quella stessa divisa ti catapulta nel cuore di un evento planetario. È la magia del volontariato, la stessa che ha portato quattro membri della Protezione Civile di Bonate Sopra a vivere da protagonisti le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina.
A farsi portavoce di questa trasferta indimenticabile è Chiara Volonterio, responsabile del gruppo. Con ben 15 anni di servizio alle spalle, sa perfettamente quanto pesi (e allo stesso tempo quanto arricchisca) la scelta di dedicare il proprio tempo libero alla comunità. “Abbiamo respirato a pieni polmoni lo spirito olimpico”, racconta con gli occhi di chi ha vissuto un’esperienza unica. “Far parte di una macchina organizzativa internazionale è stato un onore immenso, un momento in cui la grande famiglia del volontariato si è ritrovata unita”.


Il sogno a cinque cerchi
Le mansioni non sono state banali: sorveglianza di tratti stradali e punti strategici, supporto alla sicurezza delle persone, monitoraggio e gestione del grande flusso di pullman in arrivo. “Per un evento di questa portata mi aspettavo un po’ di caos, invece è stato gestito tutto fin troppo bene”, ammette Chiara. “La sensazione era di totale sicurezza. Al campo base si respirava un clima bellissimo: ci siamo trovati a collaborare con colleghi arrivati da Lombardia, Piemonte, Veneto e non solo. La grande famiglia del volontariato era tutta lì”.
La realtà di tutti i giorni: fatica e poca conoscenza
Ma spenti i riflettori olimpici, resta la quotidianità del territorio. A Bonate Sopra il gruppo conta 17 membri attivi, un numero prezioso che però si scontra con una realtà spesso disattenta. Chiara, che porta sulle spalle ben 15 anni di servizio, parla con onestà: “La Protezione Civile è emergenza, e in emergenza si fa fatica. A volte è più facile parlare che aiutare concretamente. C’è poca conoscenza di ciò che facciamo, il nostro ruolo è sottovalutato e la risposta delle persone è ancora minore di quanto si speri”.
Una nuova luce di speranza
Eppure, la fiamma della passione non si spegne, alimentata dal puro piacere di rendersi utili. E all’orizzonte, dopo tante richieste di aiuto portate avanti anche grazie all’appoggio del Comune, si intravede uno spiraglio luminoso: “Ultimamente ho un barlume di speranza”, confida la responsabile con un sorriso. “Nel gruppo è appena entrata una ragazza di 18 anni. Dedicare del tempo agli altri non è semplice, ma fa bene e fa del bene“. Una testimonianza preziosa che suona come un invito, silenzioso ma potente, a farsi avanti.











