Nel 2025, il mercato del lavoro dipendente nella provincia di Bergamo ha continuato la sua espansione, ma ha registrato un evidente rallentamento del ciclo occupazionale. Il saldo complessivo tra assunzioni e cessazioni a livello provinciale si è attestato a +4.580 posizioni. Si tratta di un risultato senza dubbio positivo, che però risulta sensibilmente inferiore rispetto al 2024 e ai due anni precedenti, durante i quali la crescita superava stabilmente le 6mila unità.
Il focus sull’Isola Bergamasca: i dati di Ponte San Pietro
Analizzando il dettaglio territoriale, emergono dinamiche specifiche molto interessanti per i comuni dell’Isola Bergamasca. In questa zona, si registra un netto calo della spinta occupazionale: il Centro per l’Impiego di Ponte San Pietro, snodo fondamentale per l’Isola Bergamasca, ha visto dimezzare quasi il proprio saldo occupazionale, che si è ridotto dalle 750 posizioni attive nel 2024 a 443 nel 2025. Questa evidente frenata accomuna il polo dell’Isola Bergamasca ad altri grandi centri della provincia, come il CPI di Bergamo città (passato da 3.449 a 1.965 saldi positivi) e quello di Romano di Lombardia (sceso da 401 a 200). Si tratta di un andamento in controtendenza rispetto, ad esempio, alle aree di Grumello del Monte e Trescore Balneario, che hanno invece riportato un aumento significativo degli occupati.
Terziario e costruzioni trainano la provincia, l’industria frena
A livello di settori economici, ben tre quarti del saldo occupazionale positivo generato nel 2025 derivano dal macro-settore terziario (+3.455 posti di lavoro). Le costruzioni si confermano un ambito solido con una crescita di +993 posizioni, alimentate dal prolungato ciclo di investimenti nell’edilizia e nelle opere pubbliche. Al contrario, l’industria registra per il secondo anno consecutivo una sostanziale stagnazione, con un saldo solo marginalmente positivo di +132 lavoratori. Questo è il risultato di forti divergenze interne tra comparti in crescita (come gomma-plastica, elettromeccanica e alimentare) e settori in calo (come automotive, meccanica, chimica e tessile-abbigliamento).
Un mercato bloccato dalla scarsità di lavoratori
Uno dei dati più eclatanti del 2025 riguarda il tasso medio di disoccupazione, rimasto poco al di sopra dell’1% per il secondo anno consecutivo. Secondo l’Osservatorio del Mercato del Lavoro, questo segnala una transizione importante: il sistema locale è ora vincolato dalla strutturale scarsità di offerta di lavoro, più che dalla mancanza di domanda da parte delle aziende.
A causa della difficoltà a reperire personale, le assunzioni complessive sono diminuite del -2,4% su base annua, con un calo che ha interessato soprattutto i contratti a tempo indeterminato (-7,7%) e l’apprendistato (-6,2%). Tuttavia, le imprese tendono a trattenere e stabilizzare le risorse già inserite: l’intero saldo occupazionale positivo del 2025 è stato sostenuto dalle 17.523 trasformazioni contrattuali a tempo indeterminato, derivanti in massima parte dalla stabilizzazione di ex contratti a termine.
Lunedì 30 marzo 2026.








