Hanno fatto leva sulle paure più profonde di due donne anziane, spacciandosi per tutori dell’ordine, ma alla fine a fargli scattare le manette ai polsi sono stati i carabinieri veri. Nel pomeriggio del 31 marzo, i militari dell’Arma di Bergamo hanno sventato due odiose truffe ai danni di anziane andate in scena nei comuni di Curno e Lallio.
Grazie a due distinti e tempestivi interventi, i militari hanno arrestato due uomini (entrambi di origini campane e già noti alle forze dell’ordine) recuperando interamente il bottino estorto con l’ormai tristemente noto trucco del “finto carabiniere”.
Il colpo a Curno: la finta rapina in oreficeria
Il primo episodio si è consumato a Curno, ai danni di una signora classe 1935 (89 anni). La donna ha ricevuto la telefonata di un sedicente militare che le paventava un furto appena avvenuto in un’oreficeria di Bergamo. Con grande abilità manipolatoria, il truffatore l’ha convinta della necessità di far controllare i propri beni di valore per verificare che non fossero provento di illecito. Poco dopo, un complice si è presentato alla porta della vittima, riuscendo a farsi consegnare oro, orologi, monete e circa 600 euro in contanti, per poi darsi alla fuga. La sua corsa è durata poco: l’uomo, un 64enne, è stato intercettato e bloccato.
Il copione a Lallio: la targa clonata
Quasi in contemporanea, a Lallio, andava in scena un copione del tutto analogo. Vittima una donna classe 1947 (77 anni), contattata al telefono da un finto carabiniere della Stazione di Treviglio. La scusa, questa volta, era diversa ma altrettanto allarmante: il truffatore le ha fatto credere che la targa della sua auto fosse stata clonata e usata in una violenta rapina con feriti. Nel panico e nella confusione generata dalla chiamata, la donna ha aperto la porta a un complice, consegnandogli anelli, collane, bracciali e un orologio di grande pregio. Anche in questo caso i veri carabinieri sono intervenuti a stretto giro, intercettando il responsabile, un 32enne.
Lieto fine e l’appello delle Forze dell’Ordine
In entrambi i casi la refurtiva è stata recuperata integralmente e restituita alle legittime proprietarie. Nella mattinata dell’1 aprile i due malviventi sono comparsi davanti al Giudice del Tribunale di Bergamo: per il 32enne si sono aperte le porte del carcere, mentre per il 64enne sono scattati gli arresti domiciliari. Le Forze dell’Ordine, a fronte di questi episodi, rinnovano un appello fondamentale a tutta la cittadinanza: il modus operandi prevede sempre una telefonata allarmante (incidenti di parenti, rapine, indagini in corso) e la richiesta di visionare o consegnare beni di valore. L’invito tassativo è quello di non aprire mai agli sconosciuti, riagganciare immediatamente e contattare il 112 in caso di qualsiasi dubbio.








