L’Isola Bergamasca si prepara ad accogliere l’ultimo viaggio del “Senatùr”. I funerali di Umberto Bossi, storico fondatore ed ex leader della Lega Nord scomparso all’età di 84 anni, saranno celebrati domenica 22 marzo alle ore 14:00 a Pontida.
La cerimonia si terrà nell’abbazia del monastero di San Giacomo, a pochi passi dal celebre “pratone” che per decenni è stato il palcoscenico dei principali raduni del Carroccio. Una scelta che testimonia fino all’ultimo il profondo e inossidabile legame che univa Bossi a questo territorio.
La scomparsa a Varese
Il decesso è avvenuto intorno alle 20:30 di giovedì 19 marzo. Le condizioni di Bossi sono apparse fin da subito critiche dopo un ricovero d’urgenza nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Varese, avvenuto il giorno precedente. Lascia la moglie Manuela Marrone e i quattro figli Riccardo (avuto con Gigliola Guidali), Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio.
Dalla Lega Lombarda a Roma: la parabola politica
Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago (Varese) da padre operaio e madre portinaia, Umberto Bossi è stato indubbiamente uno dei protagonisti assoluti e più discussi della transizione verso la Seconda Repubblica. Affascinato dalle tesi autonomiste negli anni Ottanta, fondò la Lega Lombarda nel 1984, per poi evolverla in Lega Nord. Eletto per la prima volta a Palazzo Madama nel 1987 (anno in cui si guadagnò il soprannome di “Senatùr”), Bossi riuscì nell’impresa di trasformare un movimento territoriale del Varesotto in una forza politica di rilievo nazionale.
Legato a doppio filo alla figura di Silvio Berlusconi da un rapporto di alleanza e rivalità, è stato due volte ministro: per le Riforme istituzionali e la devoluzione (2001-2004) e per le Riforme per il federalismo (2008-2011). Dimessosi da segretario nel 2012, mantenne la carica onorifica di presidente a vita.
Le vicende giudiziarie e la salute
La sua lunga e polarizzante carriera pubblica è stata segnata anche da ostacoli giudiziari e problemi di salute. Sul fronte legale, dopo essere stato assolto dall’accusa di vilipendio nei confronti di Oscar Luigi Scalfaro, venne condannato nel 2018 dalla Cassazione per insulti rivolti a Giorgio Napolitano. Nel 2012 fu inoltre travolto dallo scandalo sui rimborsi elettorali della Lega (legato alla sottrazione di circa 49 milioni di euro): la sua condanna in primo grado andò poi in prescrizione nel 2019.
Negli ultimi vent’anni, la presenza pubblica di Bossi è stata fortemente limitata dalle sue condizioni fisiche. Già provato da ischemie e malori tra il 1991 e il 2001, nel 2004 venne colpito da un grave ictus che segnò un punto di svolta definitivo nella sua parabola umana e politica.








