Domenica 22 e lunedì 23 marzo i cittadini italiani sono chiamati nuovamente alle urne. Questa volta l’appuntamento elettorale riguarda il Referendum costituzionale confermativo sulla Giustizia. Per arrivare preparati al seggio ed evitare dubbi dell’ultimo minuto, ecco un pratico riepilogo neutrale su orari, regole di voto e oggetto del quesito.
Quando si vota
Le urne saranno aperte in due giornate consecutive:
- Domenica 22 marzo: dalle ore 7:00 alle ore 23:00.
- Lunedì 23 marzo: dalle ore 7:00 alle ore 15:00. Subito dopo la chiusura dei seggi di lunedì pomeriggio, avranno inizio le operazioni di spoglio delle schede.
Come si vota e la regola del quorum
Per esprimere il proprio voto è necessario presentarsi al seggio di appartenenza (indicato sulla propria tessera elettorale) muniti di un documento di identità valido e della stessa tessera elettorale (assicurandosi che abbia ancora spazi liberi per l’apposizione del timbro). All’elettore verrà consegnata una scheda recante il quesito: tracciando un segno sul SÌ si approva la riforma, tracciando un segno sul NO la si respinge. Un dettaglio fondamentale: trattandosi di un referendum costituzionale confermativo (ex art. 138 della Costituzione), non è previsto alcun quorum. Il risultato sarà quindi valido indipendentemente dalla percentuale di affluenza alle urne. Vincerà semplicemente l’opzione che otterrà la maggioranza dei voti validi.
Cosa si vota (in parole povere)
Il quesito referendario chiede agli elettori di confermare o respingere la riforma costituzionale sull’ordinamento giurisdizionale. Il testo, già approvato dal Parlamento ma senza la maggioranza qualificata dei due terzi, interviene sull’organizzazione della magistratura. I tre pilastri centrali della riforma su cui ci si esprime sono:
- La separazione delle carriere tra la magistratura giudicante (i giudici) e quella requirente (i pubblici ministeri).
- Lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) in due organi distinti e l’introduzione di meccanismi di sorteggio per la selezione di una parte dei componenti.
- L’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare, un organo nuovo e separato dal CSM, con il compito di giudicare i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati.








