È stato il giorno del dolore, dei ricordi e delle bandiere al vento. Nella tarda mattinata di domenica 22 marzo, Pontida si è fermata per l’ultimo saluto a Umberto Bossi, scomparso giovedì all’età di 84 anni. La famiglia ha scelto di rinunciare ai funerali di Stato per privilegiare un clima di intimità, riunendo circa 400 persone all’interno dell’Abbazia di San Giacomo. Una cornice tutt’altro che casuale: proprio qui, nel 1167, i Comuni lombardi giurarono contro il Barbarossa, e a pochi passi sorge il prato dei raduni storici. Le esequie sono state officiate dall’abate don Giordano Rota, mentre all’esterno centinaia di militanti seguivano la funzione dal maxischermo allestito nella piazza transennata.
Istituzioni presenti e qualche fischio dal popolo leghista
Per l’addio al “Senatùr” sono arrivate le più alte cariche dello Stato: la premier Giorgia Meloni (accolta tra gli applausi), i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre ai ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli, e ai governatori Luca Zaia e Attilio Fontana. Non sono mancati, però, momenti di tensione fuori dalla chiesa: se Zaia e Attilio Fontana sono stati investiti dagli applausi, alcuni fischi sonori hanno accompagnato l’arrivo dell’ex premier Mario Monti e dello stesso segretario Matteo Salvini, contestato da una parte dei presenti al grido di “Togli la camicia verde”.
Il feretro, le cornamuse e il “Va’ pensiero”
L’arrivo della bara, poco prima delle 12, è stato scandito dal suono delle cornamuse. Sul feretro, coperto da fiori bianchi, spiccava la bandiera della Lega con il Sole delle Alpi. Ad accogliere la moglie Manuela e i figli c’era, visibilmente commosso, il ministro Giorgetti. Il popolo leghista ha omaggiato il suo fondatore sventolando bandiere con il leone di San Marco e intonando cori storici: da “Grazie Umberto” a “Libertà, libertà”, fino a un nostalgico “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore”. Al termine della celebrazione durata circa un’ora, il coro degli Alpini della Val San Martino ha intonato le note del “Va’ pensiero” di Giuseppe Verdi, la colonna sonora da sempre legata all’epopea bossiana.
L’ultimo viaggio verso il “Pratone”
Il momento più toccante si è consumato alla fine. Il carro funebre ha lasciato l’abbazia per dirigersi verso il “Pratone”, il luogo identitario in cui Bossi ha abbracciato la sua gente fin dal primo raduno del 1990. Una marea di militanti ha riempito la strada provinciale di fumogeni verdi, scortando a piedi il feretro (accompagnato in cammino anche dal ministro Giorgetti) per un’ultima, simbolica sosta. A riassumere lo spirito della giornata, un grande striscione appeso all’ingresso del paese: «Una vita senza libertà non è vita. W Bossi».













