Lunedì 30 marzo la nostra comunità ha vissuto un momento di profonda riflessione grazie all’incontro pubblico con Abdon Pamich, indimenticabile leggenda della marcia azzurra e testimone diretto di una delle pagine più complesse del Novecento italiano.
Durante la serata, l’ex atleta ha condiviso con il pubblico presente la sua eccezionale esperienza umana e sportiva, offrendo una testimonianza intensa che ha unito in modo indissolubile i valori dello sport a quelli dell’identità e della memoria storica. La serata ha visto anche altri ospiti presenti come il sindaco di Mapello Alessandra Locatelli e l’europarlamentare, nonchè ex sportiva, Lara Magoni.
Da esule fiumano a re della marcia
La storia di Abdon Pamich, nato a Fiume il 3 ottobre 1933, è quella di un uomo che ha saputo trasformare le difficoltà in trionfi. Figlio di un commercialista, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fu costretto a lasciare la sua terra, diventando a tutti gli effetti un profugo fiumano. Cresciuto in un campo di raccolta a Novara, si trasferì poi con la famiglia a Genova, dove scoprì l’amore per l’atletica in un modo inusuale: guardando un cinegiornale dell’epoca.
Da lì ebbe inizio una carriera strepitosa, decollata nel 1952 con la vittoria al Trofeo Pavesi e consacrata con un palmarès che vanta ben 40 titoli di campione italiano su varie distanze.
I trionfi olimpici e il leggendario oro di Tokyo
Pamich è stato uno degli atleti azzurri più medagliati e longevi di sempre nella specialità dei 50 km di marcia, partecipando a ben cinque edizioni dei Giochi Olimpici. Dopo il bronzo alle Olimpiadi di Roma del 1960, la vera consacrazione arrivò con la medaglia d’oro a Tokyo nel 1964. Una gara entrata nella leggenda non solo per il risultato, ma per un clamoroso aneddoto: a causa di un tè freddo, l’azzurro fu vittima di una crisi intestinale in piena gara. Costretto a fermarsi in modo rocambolesco, coperto dagli addetti del servizio d’ordine, riuscì in seguito a rimontare e a superare tutti gli avversari, tagliando il traguardo per primo.
Tra i suoi innumerevoli successi si ricordano anche il record mondiale dei 50.000 metri su pista stabilito a Roma nel 1961, il trionfo agli Europei del 1962 (festeggiato in Jugoslavia proprio davanti a Tito) e l’onore di essere stato il portabandiera tricolore alle Olimpiadi di Monaco del 1972.
L’impegno per non dimenticare
Oltre ai meriti sportivi, la figura di Pamich spicca per il suo costante impegno nel preservare la memoria della comunità giuliano-dalmata in Italia. Membro della Società di Studi Fiumani e testimonial di eventi come la “Corsa del ricordo”, nel 2016 ha consegnato la sua incredibile storia alle pagine della sua autobiografia, intitolata “Memorie di un marciatore”. L’incontro di lunedì ha voluto rendere omaggio proprio a questo duplice percorso: quello di un campione immenso e di un uomo che non ha mai dimenticato le proprie radici.








