Non si calmano le acque dopo l’uscita ai calci di rigore dell’Atalanta, che non potrà disputare la finale di Coppa Italia, alla quale accede, invece, la Lazio.
Una sconfitta che brucia, soprattutto dopo il ritmo partita imposto dai bergamaschi, i quali hanno lasciato gran pochi spazi alla squadra capitolina. Ad alimentare l’opinione pubblica, aldilà della prestazione, è l’intervento principe delle polemiche post-partita.
Intorno al 60esimo ecco il doppio episodio: un traversone in area costringe il difensore biancoceleste Gila ad intervenire con il ginocchio; la traiettoria della palla deviata schizza direttamente sul suo stesso braccio, in posizione molto larga rispetto al volume del corpo. Un istante dopo la palla cade e viene attaccata dal portiere laziale Motta che, però, non trattiene. Krstovic si avventa sulla palla e la tocca, concedendola al tap-in di Ederson che firma il momentaneo vantaggio nerazzurro.
L’arbitro Colombo convalida, salvo poi essere richiamato al var e annullare per carica sul portiere. Giudicato invece non punibile il tocco di Gila. Da lì si sono scatenate reazioni alquanto veementi da parte dell’ambiente atalantino, che non hanno sicuramente calmato gli animi dei giocatori in campo.
Il primo a suonare la carica nel post partita è Luca Percassi: “C’è un evidente errore nell’occasione del goal annullato a Ederson. Un vero peccato. Dispiace perché si è buttata via una qualificazione strameritata su un episodio chiave che ha condizionato pesantemente il risultato di questa gara”.
Anche i salotti post-gara non sono da meno; Emidio Morganti, ex arbitro, negli studi di Mediaset specifica: “Ho una certezza: che la procedura al var è stata controversa. Posso accettare la scelta su Gila, anche se togliendo il colpo di gionocchio, l’impatto sembrerebbe comunque sul braccio. Le immagini su Motta non sono chiarissime; io sono per la decisione presa dal campo”.
Così l’ex Tacchinardi: “Per me, anche per quanto riguarda Gila, è rigore. Motta, invece, la schiaccia e gli scappa”.
Inclalzante anche Massimo Mauro: “Il var ci ha messo 5 minuti ha chiamare il direttore di gara per riguardare le immagini, il che vuol dire che nemmeno loro avevano chiara la situazione. Proprio per questo io avrei confermato l’opinione di campo”. Sulla stessa falsa riga anche Giampaolo Pazzini.
Di un parere differente Mino Taveri, giornalista Mediaset: “Come fate ad essere così sicuri? Non c’è un’immagine chiara. Nel basket, ad esempio, si conferma la scelta di campo in questi casi dubbi”.







